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Venerdì, 24 Marzo 2017 12:18

I soliti ignoti

I soliti ignoti (Italia, 1958) – copia in 16 mm. - 111 minuti

Regia: Mario Monicelli; soggetto: Age e Scarpelli; sceneggiatura: Age e Scarpelli, Suso Cecchi D'Amico, Mario Monicelli; fotografia (bianco e nero): Gianni Di Venanzo; musica: Piero Umiliani, diretta dall'autore; montaggio: Adriana Novelli; scenografia e costumi: Piero Gherardi; sonoro: Luigi Puri, Oscar Di Santo; aiuto regista: Mario Maffei; interpreti: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Totò, Carla Gravina, Claudia Cardinale, Memmo Carotenuto, Carlo Pisacane, Tiberio Murgia, Gina Rovere; produzione: Franco Cristaldi per Lux – Vides; prima proiezione pubblica: 26 luglio 1958.

 

 

La grande svolta di I soliti ignoti cambia completamente il volto della commedia cinematografica non solo italiana (la sua influenza s'estende nel tempo e nello spazio, imitato e replicato anche negli Stati Uniti). Il film è l'atto di nascita della commedia matura, “di costume”: della cosiddetta commedia “all'italiana”, non più innocuo passatempo, intrattenimento comico di “serie B”. Se un elemento fondamentale di drammaturgia serve a suffragare questo primato, cioè la morte (violenta) d'un personaggio, in I soliti ignoti si dispiega pienamente la feconda ambiguità o doppiezza che resta alla base del “genere” e del suo immenso successo: il fatto che una storia in sé drammatica, o contenente tutti gli elementi d'un dramma, venga svolta (scritta, recitata) in chiave umoristica o comica, senza però rinunciare allo sfondo drammatico e serio, senza sacrificare l'impianto realista e l'aderenza alla realtà storica e contemporanea. Due gli strumenti di questa transizione. Primo, gli attori. Siano essi caratteristi (il film ne è ricchissimo) o protagonisti: I soliti ignoti è il primo film a scommettere su Vittorio Gassman in chiave comica sia pur attraverso la deformazione dei suoi tratti. Seconda la lingua. Decisivo è l'apporto degli sceneggiatori, che creano una lingua per la commedia cinematografica italiana usando a piene mani i dialetti ma contaminandoli. Non va dimenticato che tali risultati non nascono da alcuna premeditazione, da un'ambizione programmata: in origine si tratta d'una produzione modesta destinata a riciclare scenografie già usate (ma il produttore è Franco Cristaldi, grande protagonista della stagione che si sta aprendo) e d'intenzione parodistica: il presunto “colpo perfetto” d'una banda di disgraziati fa il verso a Rififi di Jules Dassin.

[paolo d'agostini dal Dizionario dei registi del cinema mondiale, Einaudi]

 

Anche nei confronti di Mastroianni si applica una geniale variante: l'eroe amato ed amoroso, caduto al livello di un piccolo fotografo imbroglioncello, rimasto a far da balia al bebè al posto della mamma temporaneamente al fresco, vi sperimenta un suo irresistibile accento di sorniona e piagnucolante melensaggine.

[valerio caprara da Lo sguardo eclettico. Il cinema di Mario Monicelli, Marsilio]

 

Marcello faceva tutto con molta tranquillità e molta semplicità, senza sottolineature, senza caricare nulla. Il vero artista, specialmente nel teatro e nel cinema, non fa mai scene madri in cui uno sbatte contro l'altro. Si fanno solo “scene figlie”, ho sempre detto questo ai miei sceneggiatori: cerchiamo sempre le “scene figlie”, il dramma è avvenuto, dalle conseguenze capiamo cosa diavolo è avvenuto. E allora lì le cose si svolgono con pacatezza: pochi movimenti, poche battute, e molti silenzi.

[mario monicelli]

 

Agli inizi della mia carriera cinematografica, furono per me molto importanti due registi. Luciano Emmer e Mario Monicelli, che allora lavorava in coppia con Steno. I soliti ignoti nacque per sfruttare le scenografie delle Notti bianche, che avevo fatto con Visconti e che era costato molto. Poi, in realtà, non girammo mai nel teatro di posa con le scenografie delle Notti bianche. Nei Soliti ignoti scattò la stupefacente invenzione di Gassman attore comico – cosa che non mi sorprese perché io avevo lavorato con Gassman in teatro, conoscevo il suo umorismo, non era così serio e severo come tanta gente poteva immaginare. Fu un film di grande successo. Gli americani hanno tentato due volte di farne un remake, ma non ci sono riusciti...

[marcello mastroianni]