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Venerdì, 24 Marzo 2017 12:47

Cronaca familiare

Cronaca familiare (Italia, 1962) – copia in 16 mm. - 115 minuti

Regia: Valerio Zurlini; soggetto: dall'omonimo romanzo di Vasco Pratolini; sceneggiatura: Valerio Zurlini, Mario Missiroli, Vasco Pratolini; fotografia (technicolor): Giuseppe Rotunno; musica: Goffredo Petrassi; montaggio: Mario Serandrei; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Gaia Romanini; interpreti: Marcello Mastroianni, Jacques Perrin, Salvo Randone, Sylvie, Valeria Ciangottini, Serena Vergano, Marco Gugllielmi; produzione: Goffredo Lombardo per Titanus.

 

Con Cronaca familiare, suo quarto lungometraggio, Zurlini vince il Leone d'Oro alla Mostra di Venezia del 1962, ex aequo con L'infanzia di Ivan di Andrej Tarkovskij. Si tratta del suo primo film a colori, in cui una grande eleganza cromatica e figurativa è assecondata dalle ottime prove di Marcello Mastroianni e Jacques Perrin. In Cronaca familiare Zurlini filma prima di tutto una voce, la voce di Mastroianni, che dà vita al colloquio segreto, intimo d'uno scrittore (Enrico, alter ego di Pratolini) con il fratello perduto. Più che adattare per il cinema la parola letteraria – quella del breve, intenso romanzo di Pratolini – Zurlini adatta le immagini a quella parola. È la parola che carica di segrete risonanze le superfici impenetrabili delle case e dei muri d'una Firenze deserta, come nei quadri di Ottone Rosai cui egli si ispira.

[antonio costa dal Dizionario dei registi del cinema mondiale, Einaudi]

 

Cronaca familiare è un'opera di grande pudore, il patetico vi risulta sempre trattenuto da un tocco discreto: tutta l'intensità dei sentimenti s'inscrive nel non detto. Inoltre, la precisione del contesto sociale – l'Italia dal periodo fascista al dopoguerra – permette di cogliere tutti gli aspetti comportamentali dei protagonisti. I personaggi, pur costruiti sulla base di tratti essenzialmente psicologici, sono tuttavia sottoposti ai condizionamenti della loro classe sociale. Infine, all'opposto di ogni impostazione calligrafica, il cineasta impiega la bellezza plastica al servizio di una fondamentale ricerca espressiva: la fotografia di Giuseppe Rotunno sviluppa la gamma dei blu, dei grigi, degli ocra, che diventano altrettanti equivalenti della tempesta dei sentimenti. Zurlini dipinge gli stati d'animo con una sicurezza senza esitazioni e ritrova i toni cromatici di pittori come il fiorentino Ottone Rosai e il bolognese Giorgio Morandi

[jean gili da Una Regione piena di Cinema. Valerio Zurlini]

 

Cerco sempre di fare molta attenzione alla direzione degli attori; cerco anche di trarre profitto da ciò che gli attori mi possono dare. Sono un regista capace di indicare tutto, il gesto più insignificante, ma sono anche capace di non dire una parola: dipende dal rapporto che si stabilisce tra me e l'attore. L'attore è il personaggio oppure non lo è. Sono soddisfatto solo quando l'attore riesce a compiere uno sforzo di umiltà, quando riesce a tornare all'origine di quello che sta sotto la battuta. Forse questo spiega un po' la dignità dei personaggi dei miei film; sono personaggi a cui si può credere. Considero questa sincerità assoluta di fronte ai propri mezzi di espressione l'unica maniera di costruire un cinema che non passi con gli anni.

[valerio zurlini]

 

Mastroianni è l'attore che ammiro di più al mondo. Se si passa in rassegna la sua carriera, si vede che è perfetto in tutti i ruoli che ha interpretato. Crediamo ai suoi personaggi, alla sua interpretazione. È sempre così spontaneo, discreto, mai dimostrativo. In lui non si vede mai l'attore: non c'è che l'evidenza. Marcello aveva una tale personalità, padroneggiava l'autoironia con una perfezione tale che la gente, soprattutto la stampa, ci ha messo molto tempo a prenderlo sul serio… 

[philippe noiret]